Un illustre caccamese dimenticato

 
Figlio di Rosario e di Teresa Arculeo nacque a Caccamo il 9 ottobre del 1880. Visse nella più pura tradizione del socialismo italiano che, per un caccamese cresciuto in un contesto socio politico profondamente reazionario e conservatore, è da considerarsi un fatto straordinario. Per rendersene conto basterebbe leggere quanto venne scritto con una punta di orgoglio, nel 1907, sul Dizionario illustrato dei comuni siciliani: «Le dottrine socialiste non sono conosciute a Caccamo».
Da Ufficiale di Fanteria partecipò alla guerra 1915/18, dove combatté con valore meritandosi alcune decorazioni e diversi encomi. Come giornalista scrisse sul Giornale di Sicilia, Avanti, La Battaglia, L’Ora ed altre note testate. Diresse a Catania il Corriere di Sicilia da dove sostenne le sue idee di libertà e di lotta contro i regimi totalitari. Per questi motivi i fascisti ne incendiarono la sede.
 
Emarginato per le sue idee dal Fascismo e deluso profondamente dal comportamento di alcuni compagni di partito che tradirono i loro ideali per passare nelle fila dei nemici della democrazia, si trasferì a Roma dove dimenticato da tutti mori a soli 51 anni nel 1931.
Si sa che i voltagabbana sono sempre prosperati in Sicilia e altrove, e quei socialisti compagni del nostro concittadino passati al Fascismo non costituiscono certo un’eccezione. Essi furono sbeffeggiati dal giornale satirico palermitano ’U Babbìu con questi pungenti versi: «Come avviene in tutta Italia / anche qui si nota a vista / trasformarsi ciascun essere / in intrepido squadrista».
Giuseppe Lo Bianco Arculeo appartenne a quella sparuta categoria di uomini convinti che la vita può acquistare senso e valore solo quando è spesa a servizio di qualcosa che sta al di sopra degli interessi personali. Essendo questa una scelta libera e cosciente rimane per tutta la vita vincolante e impegnativa. Ciò lo portò a lottare sempre per il riscatto dei lavoratori, la giustizia sociale, la libertà e per una società fondata sul progresso umano e civile.
 
Nella ricorrenza del centenario della sua nascita, sul Giornale di Sicilia del 9 ottobre del 1980 apparve un articolo in cui venne messa in evidenza la sua forte personalità fatta di grandi ideali. Per i suoi non pochi meriti il Comune di Palermo gli intestò una via della città.
Essendo nota a tutti la grande sensibilità dimostrata sempre dall’Amministrazione Comunale nei confronti della nostra memoria storica, ci permettiamo sommessamente di suggerire l’intestazione di una strada ad uno dei suoi figli più illustri che spese la vita in difesa dei lavoratori e degli strati sociali più deboli e indifesi.
 
Testo: Giovanni La Rosa
Foto: Vittorio La Rosa
 
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